Visualizzazione post con etichetta Escursioni. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Escursioni. Mostra tutti i post

domenica 4 novembre 2007

Sul monte Cimone, nel parco del Frignano (Modena)

Il monte Cimone è la montagna di riferimento del parco del Frignano ed è una delle aree sciistiche più importanti dell'Emilia Romagna.
Il Parco del Frignano si trova in provincia di Modena sull'appennino e si estende per circa 15.000 ettari sul territorio dei Comuni di Fanano, Fiumalbo, Frassinoro, Montecreto, Pievepelago, Riolunato e Sestola.
L’area protetta comprende tutto il tratto di crinale modenese, offrendo ambienti molto diversificati e di notevole valore naturalistico, spaziando dai 500 metri s.l.m. sino agli oltre 2000 metri.
Il comune di riferimento del parco è Pavullo nel Frignano (16000 abitanti circa), che sorge a 686 metri s.l.m. è situato a metà strada tra la pianura e l'alto Appennino modenese ed è facilmente raggiungibile sia da Modena che da Bologna percorrendo la Via Estense. Si connota come il comune più vasto ed importante dell'Appennino modenese, una vera e propria "città montana", ove ha sede la Comunità Montana del Frignano.
L'escursione più bella dal punto di vista paesaggistico è raggiungere la vetta del monte Cimone a 2165 metri di altezza. Il Tempo di percorrenza è di crca 6-7 ore tra andata e ritorno, con dislivello di circa 1000m. Risulta pertanto impegnativo.
Il Cimone è la montagna più alta dell’Appennino settentrionale. Si erge su una dorsale isolata rispetto allo spartiacque appenninico dominando l’intero territorio del Parco. Si trova vicino al confine con la provincia di Pistoia in Toscana. L’itinerario consigliato per la salita è piuttosto lungo e faticoso, ma molto panoramico e attraversa ambienti intatti e rappresentativi dell’area. Il percorso ha inizio da Bellagamba, piccolo abitato nel comune di Fiumalbo. Si segue il tracciato fino al primo bivio, da qui si prosegue a sinistra sul sentiero CAI 493, fino ad incontrare il Rio Acquicciola, guadato il quale ha inizio la lunga salita nel bosco verso la dorsale sud ovest del Monte Lagoni, dove, negli ampi terreni aperti che si alternano ai boschetti, nella tarda estate è possibile osservare bellissime fioriture di calluna e carlina bianca. A circa 1700 mt. di altitudine il sentiero esce dal bosco, mostrando il tipico ambiente di alta quota: splendide praterie che si alternano a fasce rocciose. Il percorso diventa qui estremamente panoramico, l’ambiente è alpestre e severo, il cono del Cimone incombe, ormai vicino; a sud il monte Libro Aperto presenta, evidentissime, le tracce degli antichi ghiacciai: circhi, pianori, accumuli morenici. Si prosegue verso nord sul sentiero CAI 447 su un terreno argilloso e nerastro, si sfiora la sommità del Monte Piazza prima di incontrare nuovamente le rocce arenacee nella cresta rocciosa che sale ripidamente fino al Monte Cimoncino. Da qui al Cimone è un breve saliscendi fino alla cappella dedicata alla Madonna della Neve. Il paesaggio è di una vastità sconcertante. In una giornata limpida si potrà abbracciare con lo sguardo tutta l’Italia settentrionale e gran parte di quella centrale, comprese le isole dell’arcipelago toscano e la Corsica; con l’aiuto di un binocolo la vista si estenderà fino alle coste dell’Istria, alle cime alpine e a sud est fino al Monte Amiata e al Terminillo. Per il ritorno si presentano due alternative: la prima consta nel percorrere a ritroso l’itinerario dell’andata; la seconda, consigliata a forti camminatori, consiste nell’imboccare il sentiero CAI 489 che sale da Doccia che, dopo una breve discesa nel bosco, si apre nella stupenda conca del Padule il Piano con i suoi numerosi ruscelli e i grandi faggi sopravvissuti al tempo e alle intemperie. Qui il sentiero diventa un viottolo ben marcato che scende rapidamente verso Doccia lungo una ripida e sassosa pista da sci di scarso valore paesaggistico.

sabato 3 novembre 2007

Il sentiero della Pace: dalla capitale all'appennino romano

Ho scoperto questa bellissima iniziativa della formazione di un itinerario di circa 80 km che collegherà Roma a Subiaco, passando per i monti Prenestini e sublacensi, con tanto di tappe in alcuni luoghi di interesse storico artistico, oltre che paesaggistico, come paesini medievali incantevoli, monasteri, conventi ed eremi di montagna. Tale sentiero è intitolato sentiero della pace. Si svolge tutti gli anni ad ottobre e quest'anno si è svolta la terza edizione.
Vi posto l'articolo integrale di Antono Citti dal sito abitare a Roma.
Sicuramente un'ottima occasione per tanti appassionati per organizzarsi in tutta comodità da Roma e provincia un vero e proprio pellegrinaggio spirituale (la zona in questione è ricca anche di luoghi di culto, come la SS Trinità di Vallepietra o i monasteri di Subiaco ma anche dei monti vicini) o più semplicemente per una scampagnata fuori porta con amici per passare qualche notte accampati a contatto con la natura.
Allora controllate l'equipaggiamento ed organizzatevi.


“Il sentiero della pace nella provincia di Roma: un corridoio per l’ambiente, la cultura e la pace” di circa 80 km di cammino è un itinerario che collega Roma a Subiaco attraverso la campagna, le colline e le montagne della provincia di Roma giungendo in luoghi di grande valore spirituale e pacifista, ambientale e storico, dalla modernissima Chiesa del Millennio a Tor Tre Teste all’antichissimo tempio di Giunone a Gabii, l’antica via Prenestina e il percorso degli acquedotti di Gallicano, il rupestre santuario della Mentorella sul Monte Guadagnolo, la pacifica cittadina di Pisoniano e il ritiro di S. Francesco a Bellegra, gli antichi borghi di Roiate e Affile per finire al Convento di S.Francesco e ai celebri Monasteri Benedettini di Subiaco.

Il sentiero è percorso in sette giorni ogni anno da un nutrito ed organizzato gruppo di escursionisti fino ad oggi ad ottobre, subito dopo la festa di S. Francesco ed è previsto che ad ogni tappa siano ricevuti da una delegazione comunale e che la serata venga curata da una associazione locale, con discussione su argomenti di interesse ambientalistico pacifista , culturale e di folklore locale, spesso con regalo di libri e opuscoli sul tema.

Il progetto concretizzato dalla Federazione Italiana Escursionismo in collaborazione con il Centro Educazione Ambientale del 7° Municipio di Roma è stato finanziato dall’Assessorato all’Ambiente della Provincia di Roma ed è dedicato all’Accompagnatore scomparso Salvatore Ricci e denominato Sentiero della Pace a sottolineare i valori di scambio di amicizia tra le persone ed i principi della convivenza pacifica.

Nel 2007 erano presenti tra gli escursionisti associati e responsabili del Servas, associazione che promuove l’ospitalità solidale, che cercherà di coinvolgere persone e famiglie della zona per renderle partecipi, facendo inoltre aderire strutture che possano ospitare i gruppi in maniera del tutto gratuita, nello spirito di collaborazione tra le persone ed i popoli. Erano anche presenti i giovani del movimento YAP, Youth Action for Peace, che quest’anno e per la terza volta è intervenuto, inviando ragazzi giunti da vari paesi del mondo come Corea, Palestina, Turchia, Ungheria, Spagna, per portare il loro aiuto, che con grande spirito di solidarietà e nel nome della pace hanno curato la manutenzione del percorso naturalistico, che nel 2008 giungerà fino al paese di montagna di Jenne, nel cuore del Parco Regionale dei Monti Simbruini.

Chi desidera informazioni può indirizzarsi alla segreteria della FIE Lazio: segreteria@fielazio.it Tel 06 7211301 dal martedì al venerdì dalle 17 alle 20

giovedì 1 novembre 2007

Piani di Luzza e Cima Sappada

Un posto molto bello dove sono finito per caso questa estate per lavoro è Cima Sappada. Io sono andato lì come medico di una colonia di bambini simpaticissimi, che sono riusciti, accompagnati dagli istruttori è ovvio, a fare le imprese più disparate, da arrampicare, a fare canoa, escursioni anche impegnative, dormire in rifugi in alta montagna,andare a cavallo, nonchè calcio,basket, piscina ecc..., vista la disponibilità di numerosi campi.
Sappada è sulle Dolomiti venete, in provincia di Belluno sul confine con il Friuli Venezia Giulia, mentre Piani di Luzza è a pochi km di distanza, in Friuli Venezia Giulia, provincia di Udine. Sono immerse in un contesto tipico alpino, pur non essendo ad altezze esorbitanti (1000m sul livello del mare).
Piani di Luzza è meno sfruttata turisticamente ed è l'ideale per chi ama godersi la montagna in assoluta riservatezza.
Famose per gli impianti sciistici d'inverno, Sappada ha impianti per sci alpino con numerosi impianti di risalita, Piani di Luzza invece ha un impianto molto grande per lo sci di fondo ed il tiro al bersaglio, in una piana nel bosco.
D'estate queste località riservano magnifici scenari, con alpeggi, pascoli, malghe,rifugi, tutti rigorosamente adornati con gerani multicolori. L'unico problema è il tempo, molto variabile, sono frequenti gli acquazzoni e le temperature possono essere piuttosto fresche anche in piena estate.
Belle anche le camminate e le falesie per chi ama arrampicare, nonchè i torrenti su cui fare rafting.
Inoltre passeggiando nei boschi mi è capitato di trovare numerosi funghi porcini, mote specie di alberi, lamponi, fragoline di bosco ed orchidee selvatiche molto belle. Quindi molto e lo da un punto di vista naturalistico. In effetti le vie escursionistiche panoramiche sono piuttosto impegnative e non proprio alla portata di tutti, essendo le montagne molto ripide e soprattutto rocciose.
Ci sono numerosi torrenti e gole scavate dall'acqua, con cascatelle tipiche, molto bello ed è' possibile recarsi alle sorgenti del fiume Piave lungo, la Val Selis, ai piedi del monte Peralba.
Suggestive come sempre in questi paesini, sono le chiesette,come quella di S.Margherita di stile barocco, costruita nel 1779 contenente alcuni affreschi di particolare pregio, situata in borgata Granvilla.
Merita una visita anche il paesino di Forni Avoltri (UD) e le malghe che negli intorni,dominata dalle cime più alte delle Alpi Carniche, il Monte Coglians con i suoi 2780 m di altitudine è la vetta più elevata.

venerdì 3 agosto 2007

Escursione sul Corno Grande (Gran Sasso)

Il Corno Grande è la vetta più alta del Gran Sasso e dell'Appennino 2912m. Arrivare in vetta prevede un pò di allenamento ed un equipaggiamento adeguato (scarponi, felpe, impermeabile e ramponi da ghiaccio se, come spesso accade, la cima è innevata anche già a settembre). Inoltre il percorso ripido e accidentato dalle numerose pietraie rendono la camminata ancora più faticosa.
Il percorso che propongo è a partenza dal parcheggio degli impianti di Campo Imperatore, dove c'è l'albergo, a 2130 m. L'escursione altimetrica è di circa 800m,, Il percorso è segnato con i classici bolli di vernice rosso-gialli. Il tempo di percorrenza è di circa 4 ore a salire e 3 a scendere con passo medio-lento. Dal parcheggio seguire il sentiero che costeggia l'osservatorio astronomico e che porta al bivio per il rifugio Duca degli Abruzzi. Proseguire sulla destra lungo il sentiero, inizialmente in leggera discesa e poi in salita, che attraversa il costone sotto la cresta Portella. Dopo ripidi tornanti su terreno roccioso, si arriva sulla Sella di monte Aquila. a 2335m. Da qui si prosegue sulla destra in discesa e si continua fino al bivio con la "via direttissima" per il Corno Grande.Tralasciare quest'ultima e proseguire per il sentiero a sinistra che attraversa l'altopiano di Campo Pericoli (2330m). Dopo ampie svolte si arriva alla ripida salita che porta sul Corno Grande. Si attraversa un ascoscesa brecciata e si arriva così fin sulla sella del Brecciaio a 2506m. Dalla Sella si continua a destra in salita. Alla sinistra ci sarà un sentiero che conduce alla ferrata Brizio, ma non lo si prende e si sale per tornanti fino alla conca degli Invalidi (2650m). A questo punto saremo intorno alle 2 ore e mezza di cammino. Proseguire in salita sulla conca. Continuare sul sentiero segnato e a metà conca abbandonarlo seguendone uno a destra segnato dai bolli rosso-gialli. Si sale ripidamente su pietre e sassi fino a raggiungere la cresta nord, dove confluisce la cresta ovest. Mantenendosi sulla destra, seguendo il sentiero si arriva in vetta a 2912m e dopo circa 4 ore di cammino. LA vetta è contraddistinta da una tipica croce in metallo, appuntata su uno sperone di roccia.

Dalla vetta è possibile ammirare uno splendido panorama. A sud-est si ammira tutta la piana di Campo Imperatore, mentre a sud-ovest la piana di Campo Pericoli, circondata dalle vette dei monti Portella, pizzo Cefalone, cima delle malecoste. Ad ovest ammireremo il monte Corvo, mentre ad est, in fila, il Brancastello, il Prena ed il Camicia. A nord, sotto di noi si può vedere la conca dove è alloggiato il ghiacciaio del Calderone. Alle sue spalle staglia il frastagliato Corno Piccolo. Sullo sfondo tutte le colline che arrivano al mare Adriatico del teramano.

mercoledì 1 agosto 2007

Escursione sul Monte Camicia, (Gran Sasso)

Il monte Camicia fa parte della catena settentrionale del Gran Sasso. La vetta si trova a 2564m e si raggiunge dal rifugio di Fonte Vetica a 1620m nella piana di Campo Imperatore: il dislivello rende il percorso piuttosto impegnativo. Il tempo di percorrenza medio è di 5-6 ore a seconda del passo e delle soste. I sentieri da seguire sono 2: 8A e 8B. Io consiglio per la salita l'8B che è sicuramente più panoramico e meno ripido. L'8A è consigliabile nella discesa, perchè più diretto. Comunque entrambi i sentieri sono contrassegnati da cerchi di vernice rossa con centro giallo. Il sentiero 8B comincia subito alle spalle del rifugio, in mezzo al bosco di abeti per ripiegare a destra.
Uscendo dal bosco si prosegue sul sentiero che continua a destra in una valle scavata dall'acqua ed inizia la salita. Si va avanti per pietre e ghiaie e si arriva alla sorgente di Fonte Fredda a 1860m. Dovremmo a questo punto essere già ad un'ora di marcia. Quindi si prosegue sul sentiero segnato e si arriva ad un a sella (Sella di Fonte Fredda) a 1994m già molto suggestiva per il paesaggio. In tale sella d'estate è possibile imbattersi in mandrie di cavalli al pascolo, il che da un tocco di fascino selvaggio in più al paesaggio, di per sè molto bello.
Da qui si segue il sentiero fino ad un certo punto. Infatti tale sentiero conduce sul monte Siella. Sulla sinistra, prestando attenzione, si trovano i cerchi gialli e rossi che indicano per monte Camicia. Si abbandona il sentiero battuto e si seguono i cerchi. Si salirà fino a giungere sulla cresta del Monte Tremoggia 2331m. Il sentiero è all'inizio erboso, poi pian piano diventa più ripido e ghiaioso. Arrivati sulla cresta è possibile apprezzare molte specie di fiori, ma il più caratteristico è sicuramente la stella alpina variante appenninica, che troveremo in piena fioritura nel periodo tra fine luglio ed agosto. A questo punto dovremmo aver già compiuto 2 ore e mezza di cammino dal rifugio. Si continua il sentiero, un pò pietroso, lungo la cresta del Tremoggia, fino a giungere in un altopiano erboso (sella del Tremoggia). Qui è ancora possibile trovare le stelle alpine e se si è fortunati si possono avvistare i camosci, reinseriti da diversi anni dagli operatori del parco nazionale.
Seguire il sentiero che prosegue appena sotto le creste. Il Monte Camicia lo abbiamo di fronte a noi un pò spostato a sinistra. Alla fine di tale sentiero si arriva alla base del Camicia. A questo punto è doverosa una sbirciata sulla destra (ma occhio se si soffre di vertigini), dove c'è un burrone impressionante lungo tutto il corso delle creste.
Da qui si va verso sinistra (anche perchè non si potrebbe andare altrimenti) e si sale su ghiaia e roccia per un pendio piuttosto ripido per altri 30 minuti circa e si arriva in vetta, contrassegnata da una croce di ferro, a 2564m e dopo circa 3 ore e mezza di marcia. Ci si gode il panorama che dà sulla piana di Campo Imperatore a sud e sulle colline agricole del teramano e del pescarese a nord. Ad Ovest si staglia di fronte a noi il Monte Prena e subito alle sue spalle il Corno Grande 2912m.
Dalla vetta scendere per il ripido sentiero che si è percorsi all'andata e seguirlo fino all'incrocio con il sentiero 8A, che scende per il vallone Vradda. E' possibile fare confusione, ma se si controlla bene la segnaletica e ci si ricorda la strada fatta, si ritrova senza grossi problemi. Si percorre la lunga e a tratti ripida discesa, prima erbosa poi rocciosa lungo il vallone. La discesa è sempre con vista sulla piana di Campo Imperatore. Si giunge, dopo quasi 2 ore di zig zag, nel bosco attraversato il quale ci si riporterà al punto di partenza (rifugio di fonte Vetica).
All'esterno del rifugio c'è una fontana con acqua fresca che sicuramente sarà di giovamento, dopo la lunga faticata sotto il sole, soprattutto in luglio ed agosto!

martedì 17 luglio 2007

Il lago di Campotosto (AQ)

Ci troviamo in provincia di L'Aquila. Facilmente raggiungibile dalla SS 80, il lago di Campotosto occupa una superficie di 14 Km quadrati, si trova ad una altezza di 1313m sul livello del mare, all'interno di una conca, su un alto piano compreso tra le catene del Gran Sasso ad oriente e i monti della Laga ad occidente, nel cuore del parco nazionale omonimo. E' stato ricavato dallo sbarramento con diga del Rio Fucino e conseguente allargamento dell'altopiano torboso di Campotosto. Ha una profondità variabile tra 30 e 60 metri ed una capacità di invaso di circa 148000000 metri cubi. Fa parte degli impianti idroelettrici del fiume Vomano. Ha una forma grossolanamente a V e sulle sue sponde si affacciano 3 paesini. Quello di Mascioni, Poggio Cancelli e quello di Campotosto appunto. Quest'ultimo, è il più grande (633 abitanti), situato a 1420 m. Il lago è riserva naturale.
D'inverno il clima particolarmente rigido permette il completo congelamento del lago, con spessore del ghiaccio tale da potervi consentire di camminarci sopra (cosa che comunque sconsiglio). Le nevicate anche sono piuttosto abbondanti, questo fa sì che possa essere un luogo di escursioni per sci-alpinismo e sci di fondo.

D'estate invece intorno al lago è possibile percorrere numerose escursioni sia a piedi che in bicicletta, essendo numerosi i percorsi sia lungo lago che sui monti vicini. Un giro molto suggestivo da fare in bici (vista anche la distanza) è quello del lungo lago. Il percorso è pressochè pianeggiante, anche se non mancano i sali-scendi. Lungo il percorso è possibile ammirare il paesaggio, con i monti che si specchiano nel lago, nonchè la flora, composta in particolar modo da faggi, salici e le bistorte, ma anche da diversi cespugli, come i ginepri e molte specie erbacee e fiori. Molto caratteristiche sono i tonchi degli alberi che si trovano spesso lungo le rive (soprattutto nel ramo di Mascioni) che a seconda del livello dell'acqua possono spuntare dal lago, dipingendo un paesaggio fiabesco. Anche la fauna che si può incontrare è piuttosto variegata, potendo incontrare scoiattoli, lepri, tassi, volpi, cinghiali e lupi. Non di meno è possibile veder volare in cielo uccelli di ogni tipo, dai pettirosso, ai fagiani, fino ai grandi rapaci come il falco pellegrino e l'Aquila reale.

Per chi ama la pesca inoltre, molte sono le specie ittiche del lago, ma quelle che lo rendono famoso sono le trote, le tinche che possono raggiungere dimensioni notevoli e soprattutto i coregoni, pesci che arrivano a notevoli dimensioni che hanno creato una cucina con ricette deliziose da queste parti (come il coregone grigliato). Il mese migliore per la pesca è maggio.

Altro aspetto tipico del posto è la pastorizia suina,bovina ed ovina. Per tale motivo sono numerosissimi nella zona i produttori di formaggi, salumi e carni nella zona. Il più celebre salume è la mortadella di Campotosto, di forma ovoidale, doppia, è fatta con tagli di carne suina magra di prima scelta macinata a grana fine, condita con sale e pepe. Comunque lungo sia lungo la strada che conduce al paese, sia nel paese stesso, si trovano numerosi ristoranti che propongono tutti i piatti tipici della zona. E sono anche molto buoni!

lunedì 16 luglio 2007

Fiumata: le Sorgenti del fiume Aniene

L'escursione di cui parlo oggi è di tipo naturalistico. Ci si impiega tra andata e ritorno non più di 2 ore, per un dislivello di circa 200m . Il fiume Aniene nasce da sorgenti sotterranee, ha un'origine ad "Y" e il ramo orientale nasce sotto il monte Cotento, mentre l'altro sotto il monte Tarino, nei monti Simbruini. L'escursione di oggi vuole arrivare alle sorgenti sotto monte Cotento.
Il luogo in cui sgorga tale sorgente è da tutti conosciuto, in zona, con il nome di "Fiumata". Ci troviamo nei pressi del paese di Filettino (Fr). Provenendo dal Lazio, un paio di km prima del paese ci troviamo una strada sulla sinistra dove è indicato "Fiumata". Si percorre la strada per qualche Km. Ad un certo punto ci troviamo di fronte ad una biforcazione. Si prosegue verso destra (l'altra diramazione ci porta verso le altre sorgenti). Sulla nostra destra ci troviamo un ruscello e uno spiazzo per parcheggiare. Da qui ci troviamo un sentiero che passa al margine del ruscello. Per giungere alle sorgenti si risale il ruscello. L'acqua è fredda e limpidissima e si vedono spesso nuotare le trote tra le rocce e le radici degli alberi ai margini del ruscello. Durante la risalita si attraversa un bosco di faggi, molto bello e numerose aree aperte con prati verdi e fiori, il tutto accompagnato dal rumore dell'acqua che scorre e dai giochi di luce e forme che lo scorrere dell'acqua crea, nonché dai salti e le cascatelle. Durante la risalita, nei posti più diradati si ammira la figura del M. Cotento.

Continuando a salire nel bosco, ad un certo punto, quasi d'improvviso il ruscello scompare. In questo punto è possibile notare lo zampillare di acqua purissima, ottima anche da bere, da sotto le pietre, direttamente sul terreno. Il punto di arrivo in sè non ha una particolare attrazione, se non il fascino di trovarsi di fronte ad un ruscello che ti nasce letteralmente da sotto i piedi.

domenica 15 luglio 2007

Passeggiata vicino L'Aquila: la Crocetta a Monte Pettino

L'escursione che propongo oggi è molto semplice
e molti aquilani sicuramente la conosceranno.
Da L'Aquila si seguono le indicazioni per il convento di San Giuliano 756m, sotto monte Pettino. Si parcheggia la macchina nei pressi del convento, dopodiché, con le spalle al convento, c'è un sentiero che sale nel bosco sulla destra. Si entra nel bosco, costituito soprattutto da abeti e qualche rovere, si segue il sentiero per diversi Km. Il sentiero passa nel bosco ed è un po accidentato ogni tanto per via delle pietre. Quando la vegetazione è meno fitta è possibile ammirare bei paesaggi sulla valle Aterno e su L'Aquila. Si arriva così ad uno spiazzo, sempre nel bosco, dove c'è un vecchio fontanile. Da qui ci sono diversi sentieri. Per andare alla Crocetta, dobbiamo prendere quello che ci troviamo sulla destra. Qui bisogna fare attenzione, perché il sentiero passa nel bosco e non è segnato e si può perderlo facilmente. Seguendo questo sentiero si sale attraverso il bosco; in alcuni punti ci sono pendenze discrete. Si giunge ad un certo punto ad una zona un po più aperta dove ci sono diverse grandi rocce che rendono il sentiero più accidentato. Si continua a salire su pendenze discrete e dopo poco è ben visibile la Crocetta, una croce di metallo che segna la sommità del monte Pettino 1147m. Il punto panoramico è pochi metri prima della Croce, lì dove c'è una grossa roccia che affiora. Da qui è ben visibile tutta la città dell'Aquila e la valle Aterno. Inoltre di fronte a noi si staglia il monte Le Quartora e Monte Ocre 2204. Sulla sua sinistra è ben visibile il Sirente 2347m. Alla fine della vallata si vede bene il massiccio della Majella, mentre se ci giriamo di spalle alla vallata, ci troviamo di fronte la catena del Gran Sasso dove risultano ben visibili Pizzo Cefalone 2533mito alle sue spalle si innalza il Cono Grande 2912m.

Continuando oltre la crocetta ci troviamo di fronte una valle dove c'è un altopiano dedito in genere al pascolo di cavalli, molto suggestivo, contornato da monti molto boscosi che pian piano salgono verso il Gran Sasso. In questi boschi non è inusuale poter imbattersi nei cinghiali o se si è più fortunati (o sfortunati, dipende dalle circostanze) nei lupi. Comunque non ci sono mai stati problemi per le persone, anche perché la zona è molto percorsa.

Oltre tale altopiano, coperti alla vista dalle montagne ci sono, sulla destra il paese di Collebrincioni e a sinistra il paese di Arischia.

sabato 14 luglio 2007

Escursione sul monte Calvo

Il monte Calvo 1898m fa parte del massiccio del monte Cavola, che proprio da tale monte prende il nome. Esso si estende fra le vallate dell'Aterno e del Velino, a cavallo delle province de L'Aquila e di Rieti. Deriva il nome dalla sua cima spoglia, rispetto ai boschi sottostanti (perlopiù roveri e faggi).

La passeggiata è relativamente breve ma discretamente impegnativa, visto il dislivello concentrato nei pochi km dell'ascesa (circa 400m) e tra andata e ritorno a passo non sostenuto ci si impiegano circa 3 ore.
In macchina, sia se si viene da L'Aquila che se si viene da Rieti, si deve percorrere la S.S. 17. Venendo da Rieti si supera la frazione di Rocca di Corno fino a giungere in Abruzzo. Dopo poca strada si troverà un'indicazione per Monte Calvo sulla sinistra. Si prende così per una stradina asfaltata stretta che sale per diversi km. Se si viene da L'Aquila si supera Scoppito e la frazione di Vigliano e la stradina ce la troviamo sulla destra dopo pochi km. La stradina finisce alla base di una centrale di antenne per le tele-comunicazioni. Già qui la vista è molto panoramica, aprendosi sulla valle Aterno, abbiamo di fronte a noi L'Aquila e sulla sinistra i massicci del Gran Sasso e della Laga.
Da qui la cima è visibile, essendo la zona completamente spoglia. Si comincia un sentiero che dapprima è brecciato e piuttosto largo (percorribile anche con un fuoristrada) e pianeggiante, che dopo breve però diviene sempre più ripido e meno demarcato. Fatto questo sentiero si arriva ad un fontanile per l'abbeveramento del bestiame. Da qui si prosegue praticamente a vista, non essendoci un sentiero battuto ne tanto meno segnato. La via sicuramente meno impegnativa è risalire, con le spalle al fontanile, verso destra in direzione della cima. Da qui la salita che si intraprende diventa molto ripida e faticosa. Si giunge a questo punto sul margine di una gola molto ampia (ce la ritroviamo sulla destra) e a questo punto si prosegue zig zagando o se si è particolarmente allenati "di petto" in direzione di una sella che si trova alla sinistra della vetta. Qui si trovano dei passaggi particolarmente ripidi. Si arriva così alla sella e a questo punto si prosegue salendo verso destra. La vetta è proprio di fronte e ben visibile per la presenza di una grande Croce di metallo. Giunti in vetta si aprirà un panorama molto ampio, essendo questa la cima più alta del massiccio non abbiamo coperture. Si apre di fronte a noi la vallata dell'Aterno con lo sfondo del massiccio della Maiella. Sulla destra avremo monte Ocre e le propaggini occidentali della catena del Sirente-Velino. ancora più a destra i boschi che ricoprono i monti sopra Sella di Corno. A sinistra invece si aprono di fronte a noi rispettivamente le catene del Gran Sasso, dove staglia roccioso il Corno Grande 2912m, e poi ancora Pizzo Cefalone, monte Corvo e poi spostandosi con lo sguardo troveremo un altopiano nel quale è visibile il Lago di Campotosto. A sinistra di questo si staglia la catena dei monti della Laga dal quale si staglia il monte Gorzano 2458m. Proseguendo ancora con lo sguardo si arriva a vedere nella sua interezza anche la catena dei monti Sibillini dove spicca con i suoi 2476m il monte Vettore. Con le spalle rivolte alla valle Aterno invece si noterà il profilo delle creste del massiccio del Cavola, che possono esser percorse se si vuole continuare l'escursione, per almeno il primo terzo di esse. Sullo sfondo delle creste è visibile la cima del monte Terminillo 2216m.

Soprattutto in primavera, dopo la fusione della neve è possibile
ritrovare una notevole varietà di fiori, che ricoprono fino a tingerli, i prati
per tutta la lunghezza dell'ascensione.

Portare sempre con se una maglia di ricambio ed una giacca antivento essendo la vetta molto esposta ai venti.

venerdì 13 luglio 2007

Escursione sul monte Viglio

Si può arrivare sulla cima con una bella camminata di circa 5 ore, non particolarmente impegnativa.Se si viene dal Lazio si va verso Filettino e poi si prosegue per Campo Staffi. Se si viene dall'Abruzzo si sale da Capistrello e si va in direzione Filettino. Arrivati a Passo Serra Sant'Antonio vi è il bivio dove si dividono la strada per Campo Staffi e Filettino-Capistrello. Questo è il punto di inizio dell'escursione. Vi è infatti qui una strada sterrata che ci porta al sentiero. Il percorso, a parte il primo tratto è panoramico. Il sentiero è segnalato con vernice gialla e rossa.
Dal punto di partenza si va avanti e si attraversa un bosco alla fine del quale, dopo un paio di km si arriva a Fonte Moscosa. Una volta giunti qui si prende un sentiero che ci troviamo a sinistra, che si inerpica. Si attraversa un prato e poi si sale in un bosco. Si arriva così ad una statua chiamata la madonnina, che ha una splendida vista sulla valle Roveto. Si prosegue a destra continuando a salire fino alla fine del bosco. Quindi si sale ancora fino ad arrivare su una cresta dalla quale si raggiunge il Gendarme dal quale a questo punto è visibile la cima del M. Viglio. Quindi si prosegue con la possibilità o di costeggiare il Gendarme (via più semplice), oppure affrontarlo direttamente (passaggio più complicato). Superata questa difficoltà si prosegue fin sulla cima. Consiglio di guardare le previsioni del tempo prima di partire ed in ogni caso è sempre bene portarsi una maglia di ricambio, degli scarponi buoni e dei giubbini impermeabili, nonché una felpa.